La Vita di Dino Emidi a Sorano
Dino Emidi ha compiuto 97 anni un mese fa; è nato nel 1928. Lo incontro sotto casa sua, intento a godersi il sole del mattino. Gli chiedo quali sono i suoi ricordi legati al cibo da bambino. Mi racconta che mangiavano spesso baccalà e polenta, e il pane con qualcosa. Si ricorda anche del prosciutto, ma la nipote dice che da piccolo non era facile averne a disposizione. Quando stavano poco bene, invece, bevevano il latte.
Casa sua è sempre stata lì, dove vive ora con la nipote. È nato nella vecchia casa a pochi metri da quella in cui vive attualmente. Mi racconta che quella casa l'ha costruita il cognato con il suo aiuto. Dino andava a scuola dove oggi c'è il Comune di Sorano. Ricorda che la prima elementare si teneva dove ora c'è l'ufficio dei vigili urbani, la seconda e la terza dove ora c'è l'ufficio anagrafe, e la quarta e quinta dove oggi ci sono le poste. Le scuole di campagna erano vicino ai poderi, e c’era solo un maestro che teneva una pluriclasse dalla prima alla terza.
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Dino è nato e cresciuto in Sorano.
Chi voleva continuare a studiare doveva venire fino a Sorano. Erano una trentina di ragazzini del suo stesso anno, tra maschi e femmine. Lui ricorda che c’erano quattro file di banchi di legno e che ogni banco era condiviso da due bambini.
Quando era piccolo, in casa cucinavano sul focolare. Nel paiolo preparavano sia la polenta che la pasta, fino al 1954, quando acquistarono una stufa economica.I suoi genitori erano mezzadri. All’epoca, il podere di Dino era situato vicino al casolare dove vivevano gli amministratori del latifondo, che lavoravano anch'essi per i padroni, gestendo le terre e le proprietà agricole. il podere si chiamava “Il Tinaio”, e tra i poderi del latifondo c’erano anche la Fratta, il Monte, Filetta, Belvedere, Fonterosa, il Capannone.
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La casa in cui Dino è nato e ha vissuto fino a quando si è trasferito a vivere con suo cognato.
Nel loro podere avevano la vigna per fare il vino e le mucche da latte che la madre di Dino mungeva ogni giorno e il cui latte veniva venduto alla latteria che si trovava in paese, allora i poderi erano in campagna, dove ora è la parte nuova del paese, se adesso entri nella proprietà di Dino e di sua nipote Maria Pia, sembra di tornare indietro nel tempo, ancora possiamo vedere il vecchio forno che serviva la sua famiglia e quella del podere vicino, il sottotetto che hanno utilizzato durante la guerra per nascondere del cibo e delle lenzuola un attimo prima che i tedeschi arrivassero, le vecchie stalle e i magazzini.
Dino ha sempre lavorato la terra. Non ha mai imparato a cucinare, perché una volta erano le donne a occuparsi di questo, prima sua madre, poi sua sorella, e infine sua nipote. Dino non ha mai imparato a cucinare, ma ha imparato a preparare qualcosa di semplice dopo la morte della sorella. Fino a due anni fa, quando sua nipote è andata in pensione, lei lasciava preparato qualcosa, e lui completava il resto. Le faceva trovare tutto pronto per la pausa pranzo. Dino non si è mai sposato e ha continuato tutta la vita a lavorare la terra.
Ancora oggi pianta un piccolo orto, ma fino a tre anni fa coltivava un terreno molto più grande, zappandolo tutto a mano con la grazia e la lentezza che solo mani esperte possiedono. Ora, con il passare del tempo, fatica un po’ a camminare. Vorrebbe fare ancora tante cose, ma non ce la fa più. Nonostante tutto, si occupa ancora del suo orto e ne è un po' geloso.
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Il orto di Dino dove coltiva i baccelli di fave.
Se gli chiedo cosa gli piace mangiare, dice che mangia tutto quello che c’è, senza troppe pretese. Gli basta anche la pasta in bianco con le erbe cotte o crude, per erbe intende le erbe di campo. La carne, come è, gli va bene, ma se dovesse scegliere, preferirebbe i tortelli con la ricotta, che sua madre faceva dolci. Si ricorda della sfoglia che preparava sua madre e della pasta col sugo di pollo, fatto con le interiora del pollo, perché altro non c’era. I polli li allevavano, e avevano la chioccia che covava i pulcini. Nel sugo, a volte mettevano anche il rosso dell'uovo quando trovavano un uovo piccolo, per insaporire.
Quando il fronte passò a Sorano, Dino aveva già 16 anni e si ricorda benissimo che i tedeschi arrivarono e occuparono le loro case. Lui e la sua famiglia, insieme ad altre due famiglie, si rifugiarono nelle grotte che avevano nel terreno sotto casa. Per gli ultimi giorni di guerra, la loro casa fu utilizzata come comando di guerra. Si ricorda che durante quei tempi, invece delle scarpe, indossavano degli zoccoli di legno con pezze vecchie, perché di meglio non c’era.
Da mezzadri, metà di ciò che coltivavano andava ai padroni e non gli restava molto per vivere, Per fortuna, però, gli venne permesso di avere un orto, con cui riuscivano a sfamare tutta la famiglia. Dopo la guerra, ricevettero una piccola percentuale in più, che si aggirava intorno al due o al tre per cento e poi nel 1953, con la riforma dell'ente Maremma, le terre furono spartite in modo più equo e da mezzadri diventarono coltivatori diretti.
Dino ha un forte senso dell’umorismo e una grande resilienza. Sa ancora godere della natura che lo circonda e ama fare una chiacchierata. Durante la bella stagione, ama fare una breve camminata e restare a guardare il paesaggio per un po’.
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Le porte della casa colonica di Dino.