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La storia di Laura Moretti

Laura Moretti  È la seconda di quattro figlie ed è cresciuta con le sue sorelle in un clima cameratesco di unione, nella campagna tra Pitigliano e Sorano
Ha un ricordo chiaro di aver cucinato per tutta la famiglia la prima volta da sola intorno ai 16 anni, il pollo arrosto con le patate sotto le direttive della nonna. la nonna le faceva spezzare le patate in quattro spicchi, le patate erano enormi e lei ricorda che i pezzi erano davvero molto grandi.
Prima in famiglia erano sette; dopo la morte del nonno, la nonna era andata a vivere con loro, e la casa non era piccola ma aveva solo due stanze da letto.  In mezzo alla stanza avevano messo un letto matrimoniale alto, con le spalliere di ferro battuto, lenzuola di canapa, pesanti e ruvide, in cui dormiva insieme alla nonna. Le sorelle avevano i letti ai lati della stanza e la più piccola dormiva in camera con i genitori.
Frequentò i primi due anni di scuole elementari a Pitigliano, dove è nata nel 1950,poi la famiglia si trasferì e la terza, la quarta e la quinta elementare la seguì nella scuola di campagna vicino a dove abitavano, nella piana tra Pitigliano e Sorano, proprio nel piazzale dove vive adesso, a Santa Rosa. Le scuole di campagna in seguito vennero chiuse e la sorella più piccola le ha seguite tutte a Sorano nel 1966.

La mattina Laura preparava la polenta con la sorella Anna, perché in inverno portavano a pascolare le pecore e stavano fuori tutto il giorno anche fino a dopo il tramonto; così per pranzo si portavano la polenta con un po’ di sugo di pomodoro, che loro chiamavano “sugo finto” perché era fatto solamente con cipolla, aglio, olio e pomodoro, senza nemmeno un pezzetto di carne. In estate partivano la mattina presto per  e poi, quando faceva troppo caldo, le chiudevano in un boschetto per farle uscire nuovamente nel tardo pomeriggio.Ricorda che con le sorelle ridevano tanto, raccontavano storie e ancora ci ridono. Laura ricorda di una volta che, oltre alla polenta, portarono via anche un quadro di cioccolata ciascuna con una fetta di pane, ma senza pensarci li appoggiarono sopra al coperchio della polenta, che era bollente, e così la cioccolata si fuse e loro si ritrovarono a litigare per la spartizione. Avranno avuto dieci anni lei e sette la sorella. A un certo punto videro dei signori dell’Enel (la compagnia elettrica) e loro, appena se ne accorsero, smisero subito di litigare facendo finta di nulla, per riprendere non appena se ne furono andati. Il ricordo ancora le fa ridere.Stavano fuori tutto il giorno e avevano imparato ad accendere il fuoco per scaldarsi anche se pioveva: cercavano le foglie secche che stavano sotto, facevano un cumuletto e poi il fuoco partiva. Si ricorda la noia, perché, dice, “la giornata, anche se era corta, era lunga”.La sorella più grande le aveva fatto credere che l’allocco fosse una persona e, quando tornavano dall’aver accudito gli animali, Laura aveva paura sulla strada.

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Laura nel giorno del matrimonio

Un’altra storia che torna al ricordo è quando rubarono le patate per fame. Non distante da dove pascolavano le pecore c’era una grotta con un maiale e un grottino, dove il proprietario, un signore che si chiamava  Biagetti Ghino, teneva le cose; un paiolo sporco, l’acqua sporca. Una volta trovarono dentro al paiolo le patate cucinate per il maiale e le due sorelle se ne mangiarono un bel po’

 

In casa mangiavano solitamente piatti come tagliatelle con il sugo fatto con i budelli di pollo e un po’ di gnocchi fatti con il sugo di coniglio. Le minestre: fagioli, ceci, acquacotta, panzanella. D’estate la frittata con le verdure, soprattutto con le zucchine. La madre cucinava molto bene e anche la nonna.

La madre, a 10 anni, dato che era orfana di padre, era andata a Roma da una zia e lavorò con dei signori come baby sitter. In seguito lavorò  con una famiglia a Pitigliano che aveva la villa a Viareggio. La famiglia aveva la dama di compagnia Checca, la cuoca Tonina e la signora Delfa per le pulizie. La madre di Laura, Elena, lavorava come baby sitter, anche dopo che si fu sposata e smise di lavorare, restò in buoni rapporti con la famiglia.

La madre aveva imparato da Tonina una cucina particolare, più aristocratica, e Laura ricorda anche piatti come i fiori di zucca fritti o l’arista di maiale, in cui faceva dei buchi che riempiva con le spezie, aglio, rosmarino e lardo,  i fagiolini in bianco con il prosciutto. la mamma cucinava a fiamma alta e senza coperchio; ai piselli aggiungeva mezzo cucchiaino di zucchero e con i fagiolini usava il pepe, una pratica che Laura ha mantenuto.

La madre preparava anche i tortelli e Laura ancora ha in mente la ricetta: 1 kg di ricotta, 1 uovo, 1 cucchiaino di sale, 1 di zucchero, 1 bustina di cannella, 1 pallina di spinaci grande come una pallina da tennis; strizzati e tritati vengono 40/45 tortelli belli pieni. 5 uova di pasta per i tortelli, la farina ad occhio. I ritagli dei tortelli avanzati li cuocevano sulla stufa, li chiamavano “il frate”. Ora li cuoce nella padella antiaderente o sul testo (la pietra per la piadina romagnola o per la torta al testo perugina). Poi sopra, se uno vuole, ci mette zucchero, sale o miele; loro non ci mettevano niente.

Per colazione il latte, a volte anche latte di pecora perché c’era: il latte glielo mungeva il babbo. Se non c’era il latte si faceva il caffè d’orzo e appena alzate mangiavano il pane; se c’era la frittata con le verdure avanzata, mangiavano il pane con la frittata, con la salsiccia sott’olio, che a Laura piaceva molto; oppure cuocevano la carne, il guanciale, la salsiccia fresca. 

Per merenda la mamma le dava la fetta di pane e diceva di andare nella vigna a prendere l’uva più dolce.  Oppure mangiavano il pane bagnato con acqua e zucchero o con vino e zucchero oppure con i formaggini. 

La frutta era solo quella che trovavano dove passavano. Laura racconta che la frutta matura era tutta la loro e ricorda che l’uva era buonissima.

D’estate nei poderi si passava molto tempo con i vicini di casa: si cercava il posto più fresco, all’ombra, e si stava insieme. Si raccontavano molte storie; i nonni raccontavano dei sacrifici che facevano, dei lavori pesanti, senza attrezzature. Si conosceva la vita delle altre persone, le famiglie erano tante e molto numerose.

La famiglia di Laura  si sosteneva con il lavoro in campagna, erano allevatori. Le pecore erano una trentina, poi c’erano le vacche chianine che facevano i vitelli; vendevano i vitelli e gli agnelli. Facevano l’olio, il vino, le patate, avevano l’orto. Ci si riscaldava solo con la legna.  lei e le sorelle aiutavano il babbo a segare la legna; ovviamente la motosega non c’era. Andavano nel bosco a fare la legna anche con la neve. Tagliavano gli alberi con la sega lunga a due manici. Lei e le sorelle insieme da una parte, mentre il babbo dall’altra, per i rami più piccoli usavano il pennato.

In casa avevano la stufa economica con cui si scaldavano e  cucinavano. Per scaldare i letti, dato che nelle stanze era molto freddo, usavano il “prete”, una costruzione di legno che teneva le coperte rialzate, con attaccato uno scaldino di metallo dove mettevano la brace. 

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sfogliando l'album del matrimonio

Laura si è sposata a 18 anni, nel 1968. Con il marito erano vicini di casa, lui era del 1946. Dopo sposata è andata a vivere a casa dei suoceri con il marito, la madre di Piero era molto severa e la vita in comunione con i suoceri non è stata facile. Per fortuna c’era il nonno Santi, il nonno di suo marito, Laura ha di lui un ricordo molto positivo; era una persona solare e gentile, ed aveva sempre tanti racconti. Santi si salvò dalla Seconda guerra mondiale, ma aveva combattuto a Caporetto durante la Prima guerra mondiale. Era del 1887 ed è morto nel 1977.

Quando si è sposata hanno festeggiato a casa: c’erano delle signore di Sorano e dintorni che facevano di mestiere le cuoche e andavano a cucinare durante i matrimoni. Ricorda i confetti e la torta Saint Honoré a cinque piani, preparata da una cuoca con i bignè, la crema e la panna montata.

Il marito aveva già l’azienda agricola che produceva  grano e allevava bestiame. Poi insieme hanno trasformato e iniziato a produrre legumi e da lì è partito il loro progetto. Insieme andavano in vacanza nei luoghi dove sapevano che avrebbero trovato legumi particolari.

Piero Bigi, il marito, faceva le fiere e i mercati. Inizialmente avevano le mucche da carne, poi le mucche ebbero un virus che faceva morire i vitellini; allora si organizzarono con un pozzo artesiano, patate, zucchine, orto: vendevano le verdure. Sono partiti con 10 kg di patate e pian piano hanno aumentato; inizialmente consegnava alla cooperativa, ma guadagnava poco, allora ha cominciato la vendita diretta diminuendo la semina e vendendo di più.

Il marito ha deciso che voleva mettere i fagioli, secondo lei su quel terreno non sarebbero venuti ma lui  con caparbietà ha provato varie qualità finché non ha trovato quelle che venivano meglio.

Laura seguiva molto Linea Verde e Geo & Geo, programmi televisivi dedicati al territorio, all’agricoltura e alla natura, che raccontano tradizioni locali, biodiversità e saperi contadini, dando spesso spazio a produzioni tipiche e varietà agricole legate a specifiche zone d’Italia. Da queste trasmissioni traeva spunto per segnarsi luoghi e coltivazioni da andare a cercare di persona.

La domenica partivano alla ricerca di semi antichi, tra i ricordi più vividi ci sono il lago Trasimeno per la fagiolina del Trasimeno, Colfiorito per le lenticchie e Pisa per i grani antichi.

Il sogno del marito era avere un mulinetto e avrebbe voluto fare un forno per fare il pane in casa. Piero faceva anche 100 km per andare ad acquistare un pane speciale a lievitazione naturale, mentre a Laura i mercati non piacevano. Il pomeriggio a volte andavano a ballare a Villalba, prendevano le penne all’arrabbiata.

Irma con i suoi figli e il cane

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tagliando la torta 

Laura ha 76 anni e riflette sul cambiamento spaventoso che c’è stato. Il progresso ha portato tanto benessere: acqua, luce, telefono;  per tante cose è stato bello. Ora, come ora, la vita della campagna è difficile; se dovessi vivere con i guadagni della terra non ce la faresti più, le politiche agricole sono state sbagliate. L’industria ha fatto come il pescecane quando ha inghiottito Pinocchio, che poi era una balena.

L’acqua la prendevano al fontanile, il luogo dove abita tuttora si chiama Fonterosa perché c’era una fonte con una fontana per bere. La sera leggevano con le candele. “Quel poco che avevamo era la famiglia e il bene: c’era l’umanità. Ora, oltre ai soldi, l’invidia: che c’è di più bello della pace, ora abbiamo troppo di tutto, e mi accorgo che è finita l’umanità, il bene, l’altruismo, l’aiuto”.

A detta della famiglia cucina molto bene e propone la cucina di una volta, con pici, tortelli e gnocchi con il ragù. Ogni domenica prepara un piatto diverso e ama dedicarsi anche ai dolci, dalle torte alle castagnole, fino alle crostate e alla pizza scrocchiarella.

Laura mantiene un rapporto speciale con le sue sorelle, che vivono tutte abbastanza vicine, e la famiglia si riunisce spesso. Nonostante sia rimasta sola da tempo senza il marito, la sua casa è sempre viva, accogliente e piena di calore, grazie anche alla presenza della figlia e ai momenti condivisi in famiglia.

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