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La storia di Mirella

Mirella Guerrini nacque il 5 febbraio 1945, nel giorno di Sant'Agata, ed era l'ultima di sette figli. Suo padre decise di chiamarla Mirella in onore della bellissima figlia della "mulaia" del paese, opponendosi decisamente alla preferenza di sua madre per la tradizione di scegliere il nome dal calendario dei santi o di rinnovare quello di un parente. Quando Mirella era ancora piccola, una grave perdita colpì profondamente la famiglia. Da quel momento, sua madre fu sopraffatta dal dolore e la sua salute non fu più la stessa, arrivando alla fine a perdere anche la vista.

In quel periodo, la famiglia lavorava in regime di mezzadria in un podere della zona. I patti agrari erano stringenti e bisognava dividere ogni minima risorsa con il padrone, tanto che non potevano mangiare nemmeno un grappolo d'uva o un pollo senza chiedere il permesso.

In seguito, all'età di 11 anni, dopo aver terminato la quinta elementare, Mirella andò a vivere con la famiglia a Montorio, nel grosso podere di Santa Rosa. Inizialmente la famiglia era molto numerosa e comprendeva i genitori, i figli e un uomo che il padre aveva preso per badare ai maiali, che viveva e lavorava con loro. Al podere allevavano mucche, maiali e pecore, che assicuravano alla famiglia una costante scorta quotidiana di latte.

In casa non c’era acqua corrente né luce elettrica, e la mancanza dell'acqua era una vera e propria fatica quotidiana. Per cucinare bisognava accendere il fuoco e preparare la brace. La mattina si beveva il caffè d'orzo che i familiari abbrustolivano e tostavano da soli al podere; solo durante l'estate, quando una zia tornava in paese da Roma, arrivava in regalo il vero caffè. La colazione si faceva rigorosamente alle otto e mezza: d'inverno, sulla tavola si mangiava la salsiccia, la polenta, gli affettati o la frittata in umido con i fagioli, che veniva tagliata a striscioline sottili a somiglianza della trippa. Ogni anno in famiglia si ammazzavano due grossi maiali. Mirella ricorda che le salsicce venivano messe ad asciugare su una pertica e poi conservate in un paniere di vinco, protette dal fieno sotto e sopra per mantenerle fresche, oppure venivano messe sott'olio in barattoli di vetro, e l'olio di conservazione si riutilizzava poi per cucinare. Per merenda invece ci si accontentava di una fettina di pane con un'acciughina, un po' di affettato o del capocollo.

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All'aperto per le vie del paese

Quando Mirella aveva circa 13 o 14 anni, i fratelli più grandi si trasferirono a Roma. Fino ad allora, la responsabilità della cucina in casa era passata prima dalle mani della mamma, poi a quelle della cognata e della sorella. Quando loro partirono, in casa rimase Mirella insieme al padre, alla madre cieca e a un altro fratello.

A soli 14 anni si ritrovò così a gestire l'intera conduzione della casa e a fare tutto da sola, ereditando definitivamente i fornelli .

Mirella ricorda perfettamente i suoi primi, storici esperimenti in cucina. La primissima volta preparò i tagliatini per la minestra di fagioli, un piatto povero ma amatissimo che in famiglia si consumava spessissimo; la minestra, però, le era venuta troppo densa. Al secondo tentativo con la pasta provò a fare la sfoglia, ma quella volta l'impasto le rimase troppo morbido. Una volta stesa si riempì di buchi, tanto che il padre la prese in giro domandandole se per caso l'avesse fatta con la mitragliatrice. Anche la prima volta con il pane fu un disastro. Mirella non si ricordava proprio come fare per capire quando il forno a legna fosse pronto e della temperatura giusta; la madre, che già non ci vedeva, cercava di spiegarglielo a voce ma senza alcun risultato. Come se non bastasse, Mirella esagerò con il lievito e così il pane "cascò" tutto. Una vicina di casa accorse in aiuto per salvare il salvabile, così tagliarono l'impasto fallito e ne ricavarono delle focacce condite con olio, rosmarino e sale.

Oltre alla cucina, Mirella sviluppò una grande passione per il cucito e imparò a confezionare i golfi di lana. Non potendosi permettere una macchina da cucire, un commerciante di Castell'Ottieri le andò incontro permettendole di acquistarla a rate per 5.000 lire al mese. Per guadagnare quella cifra, Mirella iniziò a fare un vero e proprio lavoro quotidiano: portava il latte fresco a piedi nelle case e nei poderi di Castell'Ottieri. Partiva da Santa Rosa, tagliava per i campi e attraversava la zona del "castagnone" trasportando il latte delle mucche del babbo in bottiglie di vetro da mezzo litro o nei caratteristici "quartucci". Consegnava circa 10 litri al giorno e alla fine del mese le famiglie la pagavano 60 lire per ogni litro ricevuto. Da ragazza era robusta e le piaceva molto mangiare. Ricorda con nostalgia l'attesa per l'arrivo del carretto del gelato, quando cercava in tutte le tasche per racimolare le 20 lire necessarie a comprarselo.

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In braccio alla madre con tutta la famiglia 

Mirella apprese i segreti della buona tavola da due figure fondamentali. La prima fu una zia che era stata per tanti anni a servizio a Orvieto ed era una cuoca straordinaria. Fu lei a insegnarle la ricetta del coniglio con capperi e acciughe, dove la carne veniva fatta spurgare della sua acqua, poi rosolata con aglio tritato finissimo e cipolla, sfumata con un bicchiere di vino e infine arricchita con acciughe e capperi, aggiungendo un goccio d'aceto solo se il sapore risultava troppo dolciastro, anche se Mirella lo preferiva senza. Questa zia che d'estate tornava in paese da Roma aveva un legame fortissimo con lei, tanto che in tarda età, prima di compiere il grande passo e sposarsi, volle a tutti i costi l'approvazione di Mirella e di suo marito. La seconda figura fu il cognato pasticcere, da cui apprese l'arte della crema pasticcera, della sua amata zuppa inglese, dei bomboloni soffici e del dolce al limone. Per Mirella il segreto dietro ogni piatto è sempre stato solo uno, ovvero la passione.

Durante il fidanzamento Mirella e Carlo vissero i tipici anni della giovinezza dell'epoca. Carlo faceva il barbiere, era amico del fratello di Mirella e frequentava spesso la loro casa. Era un ragazzo d'oro, sempre disponibile a prendere la Vespa per andare fino a Grosseto o a fare commissioni a Sorano per la famiglia. Conquistò persino un'altra zia di Mirella che lo trovava estremamente gentile. Il 23 settembre 1967, a 22 anni lei e 29 lui, Mirella e Carlo si sposarono. Fu un tipico matrimonio comunitario di paese, nel quale una vicina preparò i dolci per la festa e un'altra prestò i piatti per il ricevimento. A Mirella sarebbe piaciuto trasferirsi a Roma, forte anche della sua abilità nel fare i golfi, ma Carlo preferì rimanere in paese. Nella sua vita Mirella creò una splendida famiglia e crebbe con immenso amore anche un nipote.

Per ben vent'anni Mirella lavorò presso la casa di riposo di Sorano. Inizialmente si occupò del rifacimento delle camere e dell'assistenza agli ospiti, ma ben presto il suo talento venne fuori e si spostò definitivamente in cucina, il suo vero regno. Con i primi stipendi da ragazza si era tolta una grande soddisfazione acquistando subito una bellissima batteria di pentole in acciaio, dato che ha sempre avuto un debole per i tegami. A 50 anni decise di andare in pensione anticipata per potersi prendere cura del marito Carlo, colpito da una malattia. Carlo dal canto suo si è sempre dedicato con passione al suo orto coltivando pomodori, zucchine e verdure a foglia, e si occupa volentieri anche di comprare e pulire il pesce fresco.

Per molti anni la coppia frequentò assiduamente il circolino di Selvena per ballare. Quando al circolino compresero quanto Mirella fosse brava ai fornelli la coinvolsero nella gestione della cucina insieme a una donna di nome Liliana. Da allora, ogni domenica fino allo stop dovuto alla pandemia di Covid, Mirella si divideva equamente tra il ballo e la preparazione dei piatti per le feste del paese, cucinando la trippa per tutti, le lenticchie per l'ultimo dell'anno, le lasagne, la polenta con i funghi e le frittelle di riso. Ha prestato le sue mani anche per il "Tradenda", un festival musicale che si tenne per qualche anno a Castell'Ottieri, dove preparava la  pappa al pomodoro con un soffritto di aglio, cipolla, pomodoro e parmigiano. Ma il suo legame più grande con le feste del paese è stato senza dubbio il suo ruolo di cuoca responsabile per la celebre festa medievale di Castell'Ottieri. Ha guidato la cucina della festa per tantissimi anni; ancora oggi continua a dare il suo prezioso aiuto e tutti in paese la stimano, la rispettano e la riconoscono come la cuoca per eccellenza.

Nel tempo libero oggi le piace molto giocare a carte. Dice di non essere più una grande mangiona come un tempo, ma in cucina mantiene una precisione impeccabile e non spreca mai nulla delle verdure dell'orto di Carlo, trasformandole in vellutate, zucchine gustose e parmigiane. Tra i suoi piatti forti ci sono le tagliatelle e le lasagne, le crespelle con ricotta, spinaci e besciamella (mentre un tempo faceva spesso i tortelli) e il sugo di pomodoro semplice, cucinato rigorosamente con le carote tagliate a fette. Cucina spesso le polpette che darebbe alla figlia anche tutti i giorni, la coratella d'agnello e il cinghiale, che prepara mettendolo prima a bagno con acqua e limone, poi infarinandolo e indorandolo in padella, usando l'alloro esclusivamente per questo tipo di carne selvaggia. Prepara anche il tacchino arrosto con le patate e le lenticchie.

Per quanto riguarda i dolci, quando la nipote di Carlo che vive a Modena viene a trovarli, Mirella le fa trovare le castagnole appena fatte anche in piena estate. Sforna spesso anche i tozzetti e gli anicini, che sono le tipiche ciambelline all'anice. Una volta alla settimana invece non manca mai il classico ciambellone con la ricotta seguendo la vecchia ricetta di casa che prevede tre etti di ricotta, tre etti di zucchero, tre etti di farina e una bustina di lievito. Il tutto viene versato in una teglia ben unta e fatto cuocere in forno per poco meno di un'ora. Per colazione oggi le piacciono le fette biscottate con la marmellata o una fetta del suo ciambellone, ma a volte si concede ancora il piacere di un cappuccino e un cornetto caldo direttamente al bar.

Anche di fronte alle difficoltà Mirella non si è mai arresa: tre anni fa, nel 2023, è stata colpita da un ictus che inizialmente le ha fatto perdere la mobilità della mano sinistra. Con una forza di volontà straordinaria e tanta determinazione ha recuperato completamente, per poter ancora preparare la sfoglia, grande sua passione che le fa illuminare il viso.

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Con suo marito Carlo

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