LA storia di Onelia
Onelia Canini è nata nel 1944. Da piccola abitava a Ponte a Rigo con i genitori, che erano mezzadri. Nei primi anni ’50 la famiglia si trasferì in un piccolo podere all’ingresso di San Quirico e, poco dopo, a breve distanza, in un podere più grande in località Riservo, sempre a mezzadria. Da lì, come dice lei, “saltò il fosso” e si stabilì nel luogo dove abita ancora oggi con il marito.
A Ponte a Rigo vivevano all’interno di una famiglia allargata, insieme ai nonni, agli zii e alle rispettive famiglie, per un totale di sedici persone.
A sei anni, dopo la scuola, Onelia veniva già mandata a pascolare le pecore e i maiali. Gestire i maiali era difficile e veniva aiutata in parte dal cane, che li teneva a bada e riportava indietro quelli che cercavano di scappare. In quel periodo il podere era piccolo, con poca terra e circa venti pecore, che fruttavano poco da dividere a mezzo con il padrone.
All’inizio degli anni ’60, con la famiglia ormai composta da sette figli — Onelia e i suoi sei fratelli — decisero di trasferirsi definitivamente nel podere più grande a Riservo. Il nuovo podere aveva molta più terra e molto più bestiame rispetto a prima: quindici vacche e vitelli, ottanta pecore, un maggior numero di polli e altri animali da cortile. Anche se il lavoro era molto duro — spesso partivano alle tre del mattino per andare nei campi e poi seguire le pecore — la vita migliorò, perché il podere più grande garantiva più cibo e maggiore stabilità per la famiglia.
A Riservo, la madre e la nonna preparavano la ricotta con il latte delle pecore, che poi vendevano ai negozi di San Quirico insieme alle uova e qualche pollo. Nei giorni in cui si faceva la ricotta, era Onelia a portarla a San Quirico con un paniere prima di andare a seguire le pecore. Col tempo imparò la strada più veloce, tagliando attraverso i campi per ridurre il percorso. In cambio, compravano pasta, olio e zucchero.

Onelia seduta al tavolo della sua cucina
Onelia andò a scuola fino alla quinta elementare. Andava bene a scuola, ma essendo l’unica figlia femmina, con sei fratelli — cinque dei quali più piccoli — dovette smettere presto, per aiutare in casa e nei lavori di campagna.
D’estate facevano lo “stacco” per i vestiti estivi e veniva la sarta a casa per cucire. La stoffa la compravano a San Quirico, dove passava anche un ambulante che vendeva a metraggio; per pagare bisognava aspettare la mietitura del grano, e solo allora si saldava il conto.
Dopo essersi sposata con Pietro Guerrini, Onelia ha vissuto con il marito nella casa dei suoceri. Il podere, inizialmente di proprietà dell’Ente Maremma, è stato poi riscattato. All’inizio a Onelia furono affidati i maiali, di cui doveva occuparsi: sette scrofe, oltre ad altri maiali tenuti per uso domestico. In seguito convinse i genitori del marito a prendere le pecore, anche se un maiale lo tenevano sempre per casa.
Ancora oggi coltivano l’orto e seminano un po’, e l’azienda agricola esiste ancora, ma non produce più come un tempo. Il fieno non lo compra più nessuno e ha poco valore; in passato avevano molte pecore, poi le hanno vendute, tenendone solo quindici. Successivamente, a causa di una malattia, alcune sono morte e, per evitare l’obbligo del registro di stalla, per legge ne hanno lasciate soltanto sei. Oggi tengono quindi solo sei pecore, che sono da carne, per avere qualche agnello per casa.
È cambiato tutto molto. Onelia lamenta che non si sarebbe dovuta “buttare giù” l’agricoltura, riferendosi alle scelte politiche e sociali che negli anni hanno portato al progressivo abbandono del settore. Oggi i costi sono alti: dal seme al mantenimento del trattore, fino al concime. Hanno anche un campo di olivi in affitto a Sorano, ma quest’anno non ha prodotto nulla.
Quando Onelia viveva ancora in famiglia, la cucina era molto semplice; d’estate a pranzo si mangiava più spesso la pasta, mentre d’inverno l’alimentazione era basata soprattutto su patate, fagioli, pizza con l’uva o castagne. A cena c’era sempre la minestra; una in particolare la chiamavano “minestra di magro”, un misto di fagioli con un battuto di lardo di maiale, cipolla e verdure, che a Onelia non piaceva molto proprio per l’uso del lardo.
Di solito, dopo la minestra, c’era pane con una mela o un’arancia, oppure una fettina di prosciutto. Per colazione, oltre al latte quando c’era, mangiavano anche la polenta: con il formaggio, con il sugo oppure, se avevano il maiale, con la salsiccia o la pancetta.
A Onelia la pancetta non piaceva e allora la nonna le dava un pezzetto di salsiccia; quel gesto scatenava le lamentele dei fratelli, che si sentivano trattati diversamente. Il maiale veniva tenuto come riserva per l’inverno: le salsicce sott’olio, i fegatelli sotto lo strutto. La carne fresca si mangiava solo quando veniva macellato il maiale; gli ossi venivano salati e, prima di usarli, lavati, e la mattina ci facevano la polenta. A Onelia però non piaceva, perché prendeva un sapore un po’ acido. I dolci, da bambina, erano rari: qualche cavalluccio e il panforte, soprattutto la sera della vigilia di Natale.
Onelia ricorda che, da bambini, mangiavano spesso la pappa, fatta con pane cotto nell’acqua, e la farinata, che a volte chiamavano anche panizza. Abbrustolivano la farina, poi la mescolavano con latte e acqua e la mettevano sul fuoco; alla fine aggiungevano un po’ di zucchero e un filo d’olio, e quello era il cibo. A colazione, se c’era la mucca, bevevano il latte vaccino, altrimenti quello di pecora; a pranzo si mangiavano pappa, panizza, qualche minestrina.
La nonna faceva la pasta a mano; quando era il momento dei pici, la chiamava e li preparavano insieme, preparava anche la sfoglia per i tagliolini.
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Onelia con un agnellino
Da ragazza, la mattina restava a casa con la nonna: la mamma usciva presto per mungere le pecore e lei faceva il pane, lo impastava e poi, quando arrivava la mamma, usciva per andare dalle pecore e la mamma lo cuoceva. Le piaceva molto fare il pane, le veniva bello… ora una pagnotta gli basta per tre o quattro giorni, sono in pochi in casa adesso e il pane non lo fa più.
A volte li portavano a ballare in qualche podere a piedi, di notte. Dato che nelle strade che percorrevano c’era il fango, si portavano le scarpe di ricambio; una volta arrivati andavano nella stalla o sotto al forno, cavavano le scarpe grosse e mettevano le altre.
Onelia racconta che all’epoca della sua giovinezza l’atmosfera era di gioia, c’era tanta amicizia con i vicini, si riunivano spesso. La domenica, se c’era tempo, dopo aver svolto il lavoro, andavano a messa tutti insieme; le strade si riempivano di giovani che camminavano per arrivare in paese.
Appena sposata, Onelia si trasferì nella casa dei suoceri, dove viveva anche la nonna del marito. Quando i figli erano molto piccoli, dato che la suocera usciva presto la mattina per lavorare nei campi, era lei ad aiutare Onelia occupandosi dei nipoti e della cucina. Era anziana e zoppa, ma bravissima, soprattutto a fare i dolci come i genovesi o la zuppa inglese. Preparava anche le pizze di Pasqua nel forno a legna.
Guardandola, Onelia imparava i mestieri di cucina. La nonna cucinava anche per i matrimoni e in gioventù aveva lavorato a servizio presso certi signori.
Quando Onelia doveva andare al fontanile a lavare, la nonna teneva in braccio il figlio più piccolo per ore. Racconta che una volta la madre del marito era andata a raccogliere castagne a Sorano e, mentre Onelia aveva da fare, la nonna si prese cura del bambino anche se aveva la polmonite.
Ci sono stati brevi periodi in cui Onelia ha dovuto occuparsi da sola dell’azienda perché il marito era ricoverato; fortunatamente i fratelli l’hanno aiutata molto e si è sentita fortunata perché uno dei fratelli andava a riprenderla con la jeep al campo: per lei, abituata a camminare, quello era un lusso. La vita non è stata facile, si è dovuta occupare di tutto e anche dei suoceri per molti anni.
La macchina l’hanno comprata dopo la nascita del primo figlio; il marito aveva una motoretta con cui facevano piccoli spostamenti per arrivare a Sorano o a San Quirico. Non hanno mai fatto vacanze perché la vita con gli animali era scandita da ritmi giornalieri. Subito dopo pranzo, quando era ora, dovevano andare; quando c’era il nipote a pranzo, gli rimproverava il fatto di alzarsi subito dopo aver mangiato.
Per loro non c’era festa, neanche il giorno di Natale; si erano suddivisi il lavoro: il marito si occupava delle mucche e lei delle pecore, i vitelli li vendevano. Nel ’94 decisero di vendere le mucche e in seguito hanno incrementato le pecore. Onelia è cresciuta tra gli animali e le piacciono ancora molto.
Irma con i suoi figli e il cane
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Onelia e Pietro che si scambiano gli anelli nel giorno del matrimonio
Oggi a Onelia piace cucinare i tortelli, l’agnello arrosto, al buglione o fritto; a volte si concede il salame con il cioccolato, con la marmellata o con la ricotta. I polli sono ancora i loro e, quando le capita di comprarne uno, si accorge subito di quanto il sapore sia diverso. Per le feste di Natale prepara le lasagne, il maialino arrosto e fritto e il tiramisù. In genere, a pranzo mangiano la pasta e poi carne con patate, oppure pesce come lo sgombro; la sera non ha perso l’abitudine della minestra, seguita da prosciutto, formaggio o mozzarella con il pomodoro. Onelia pensa che oggi si mangi anche troppo.
La minestra resta il piatto che preferisce, in brodo di carne o vegetale con le verdure. A colazione beve caffè e latte con le fette biscottate.
Ricorda che, quando i figli erano piccoli, si faceva ancora la polenta; lei stava proprio facendo la polenta quando le vennero le doglie per la nascita della figlia. Per il matrimonio fecero il pranzo a casa della madre, a Riservo, e la cena dai suoceri; come dolce prepararono la zuppa inglese.
Per gli sposalizi, allora, il menù era quasi sempre lo stesso: minestra in brodo con la stracciatella, tagliatelle, agnello fritto, arrosto di pollo o di agnello e patate arrosto. Anche il loro fu così. In seguito si cominciò a festeggiare nei ristoranti e tutto cambiò; anche la figlia ha celebrato il pranzo del matrimonio al ristorante. Onelia oggi vive ancora nel casale: sopra di lei abita il figlio con la sua famiglia, mentre la figlia vive poco distante.
Nei giorni di festa si ritrovano tutti insieme, con i figli e i nipoti, e la cucina resta il centro della vita familiare.

Onelia e Pietro oggi, nella loro cucina