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 La storia di Rosanna

Rosanna Colonnelli è nata nel 1953 a Pitigliano. È cresciuta nel centro storico. La famiglia aveva una casa in via Vignoli, alla Fratta, la strada parallela al corso dalla parte opposta al ghetto, che Rosanna possiede ancora oggi insieme a un magazzino con il forno, dove la fornaia cuoceva il pane preparato dalle famiglie. I nonni abitavano in un podere sopra Valle Orientina, costruito dal bisnonno; il nonno ricordava di aver aiutato a portare i massi.

I genitori ogni giorno andavano a lavorare al terreno dei nonni in bicicletta e in casa si mangiava soprattutto ciò che producevano, verdure di stagione, polli, piccioni e il maiale. Il padre è stato uno dei primi soci del caseificio di Sorano e ha lavorato molto. La spesa alla bottega era limitata a pochi prodotti, come sale, zucchero e riso. L’olio veniva prodotto in casa e conservato in grandi ziri di coccio; l’oliveto si trovava dove oggi sorge il paese nuovo di Pitigliano. Il grano veniva portato al forno del Celata e il pane preso veniva segnato su un libretto. Da bambina la mandavano a prenderlo con questo libretto, senza soldi. I conti si facevano in base al grano conferito e si regolavano ogni anno dopo la mietitura.

Il Natale era un momento speciale. Insieme ai genitori andava a fare la spesa da Elodia, un negozio di alimentari dopo San Michele. Era una festa, un evento che chiamavano “la stocca”, quando si compravano il baccalà, il panettone e il torrone. Ricorda anche le tradizioni legate ai matrimoni; le donne preparavano i dolci e a volte il forno del Celata metteva a disposizione la cucina. Era consuetudine, regalare dolci ai vicini che non erano stati invitati alla cerimonia. A lei, tra i sette e i dieci anni circa, facevano portare la “salviata”, un piatto avvolto in un fazzoletto bianco con i dolci da distribuire ai vicini.

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Rosanna sotto  al portico in campagna

In casa si aiutava come si poteva e, quando veniva dato un compito, lo si faceva senza discutere. La madre lavorava molto nei campi e non era particolarmente esperta di dolci. Rosanna da bambina non cucinava molto, ma dava una mano; ricorda che una volta dimenticò di tagliare la sfoglia preparata dalla madre e, quando tornò, la pasta era troppo secca e si rompeva, e fu sgridata.

Avrebbe voluto continuare a studiare, ma dopo le scuole medie non le fu permesso. Dopo la terza media ha imparato a cucire.

Da ragazza frequentava la Casa dei Giovani, il “Piti Piper”, dove si andava a ballare nel pomeriggio. Ricorda le uscite con le amiche, spesso di nascosto dai genitori, perché all’epoca era uno scandalo uscire con i ragazzi. Andavano a San Michele e poi a ballare a Sovana, da amici come i Merli o i Santarelli. Una volta andarono in macchina in sette, cinque ragazze e due ragazzi. A sedici anni, insieme a un’amica, fece domanda per lavorare alla cantina sociale di Pitigliano; dopo due giorni le chiamarono e iniziarono a lavorare. Rosanna vi rimase per sei anni. 

Nel 1975, a ventidue anni, si è sposata e si è trasferita a Sorano. Il marito, Bruno Bizzi, suonava la batteria nel gruppo “Le Aquile” e si sono conosciuti proprio al Piti Piper. Rosanna si è occupata della famiglia, ma saltuariamente iniziò a fare piccoli lavori di cucito e una volta cucì anche un abito da sposa. Ha imparato a cucinare bene dopo il matrimonio, soprattutto grazie alla suocera, che era molto brava; la sfoglia, dice Rosanna, “la faceva parlare”, sottile come un lenzuolo. Era talmente buona che Rosanna imparò a prepararla bene solo con il tempo, perché quando c’erano ospiti la suocera insisteva per occuparsene lei.

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Con il marito nel giorno del matrimonio

Negli anni ha partecipato attivamente alla sagra di Sorano, aiutando a cucinare tortelli, gnocchi e fettuccine. Si lavorava con grandi quantità, fontane di farina con centocinquanta uova. All’inizio le donne impastavano la sfoglia e chiamavano gli uomini a girare le macchinette, perché il lavoro era molto faticoso; in seguito acquistarono l’impastatrice e la sfogliatrice. I primi anni non partecipava, anche perché si offrivano panini e carne alla brace ed era tutto volontario. Il tortello ha imparato a farlo proprio lì.

Dopo la morte della suocera ha trovato le sue ricette scritte su foglietti. La più sorprendente era quella dei pici, senza dosi precise ma solo “farina, un cuccumello d’acqua e sale”, con il cuccumello come unità di misura. Molte ricette riportavano anche il nome della persona che le aveva tramandate.

I primi e i dolci sono ciò che preferisce cucinare. Ama particolarmente i tozzetti, la torta all’arancia, che è la sua preferita, e la zuppa inglese, molto apprezzata dagli amici. La ricetta della torta all’arancia le è stata data oltre quarant’anni fa da un’amica conosciuta in campeggio. Da piccola si preparavano soprattutto dolci delle feste, a Natale tozzetti e sfratti, a Pasqua le pizze con l’anice, a Ferragosto il biscotto a forma di otto, simile nell’impasto alla pizza di Pasqua. Si facevano anche crostate con le marmellate preparate in casa.

Nel giardino coltiva anche erbe spontanee, borragine, finocchietto selvatico e fragoline di bosco. In primavera crescono spontaneamente i carletti, o strigoli, che usa per il pesto, la frittata o anche in insalata. Ha piante di lavanda, con cui prepara sacchetti profumati, e alberi di amarene, che utilizza per fare amarene caramellate.

Irma con i suoi figli e il cane

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Graziella sulla soglia di casa 

Oggi Rosanna curiosamente è tornata a vivere in un luogo chiamato La Fratta, nel comune di Sorano, dove c’era un annesso agricolo appartenuto al suocero che è stato ristrutturato e trasformato nella loro casa estiva, dove affitta anche una stanza agli ospiti come passatempo, mentre in inverno sta in paese. La terra è sempre rimasta una passione; si prende cura delle piante, degli alberi da frutto e dell’orto e continua a raccogliere erbe spontanee. Il marito ha suonato fino a pochi anni fa e insieme al figlio ha fatto piano bar per diciotto anni. Nei suoi viaggi ha scoperto nuove ricette, come i culurgiones in Sardegna, pasta ripiena a base di patate e formaggio, e dal Trentino ha portato a casa uno strumento per preparare gli spätzle. Ciò che Rosanna ama di più è mantenere vive le tradizioni—attraverso il cibo, la memoria e i ritmi della vita rurale—senza rinunciare alla sperimentazione.

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