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La storia di Sergio

Sergio è nato a Montevitozzo nel 1940. A sei anni si trasferì con i genitori e la sorella in Umbria, dove il padre era stato chiamato, tramite la sorella, a lavorare come fattore alla fattoria acquistata dal re Vittorio Emanuele III nella zona di Todi, nella frazione di Fiore. Intorno alla fattoria si estendevano molti poderi dove vivevano le famiglie dei contadini.

La loro abitazione si trovava all’interno della struttura della fattoria. Sotto c’erano le cantine, sopra il piano padronale, che restava vuoto perché l’amministratore non veniva mai, e al secondo piano l’appartamento dove vivevano loro. La casa aveva il bagno e perfino la vasca, una cosa non comune allora.

Nel 1946, quando Sergio frequentava la prima elementare, arrivò una giovane maestra mandata da San Miniato. Non sapeva dove alloggiare e le dissero di chiedere alla fattoria. Il padre parlò con l’amministratore e le fu dato l’appartamento senza chiederle nulla. Per tutti gli anni delle elementari ebbero in casa una maestra diversa, perché non era di ruolo. Sergio ricorda di essersi sentito molto fortunato per questa situazione e conserva ricordi felici di quegli anni. I contadini, anche se erano tutti comunisti, erano molto religiosi e la chiesa era sempre piena.

La madre cucinava per la famiglia, ma Sergio trascorreva gran parte delle giornate con i figli dei contadini. La mattina vedeva le donne tirare la sfoglia molto presto. Mangiava spesso con loro e si ricorda di aver dormito qualche volta nel pagliaio insieme agli altri bambini. Il cibo era legato alla vita contadina: la pasta fatta in casa, un po’ di carne e verdure di stagione. Ogni podere produceva molto grano, cinquecento o seicento quintali, e metà del raccolto andava alla fattoria, che con il tempo investiva per acquistare macchinari sempre più all’avanguardia.

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Nella struttura dove organizzano la festa del prosecco

Nel 1951 entrò in seminario con l’idea di diventare sacerdote e vi rimase per tre anni, il periodo delle scuole medie. A mensa si mangiava in silenzio mentre qualcuno leggeva i salmi. C’era un compagno che non mangiava quasi nulla e Sergio, insieme a un altro compagno, per evitare che venisse punito, lo aiutava dividendosi i suoi pasti. Il compagno riceveva dai genitori delle mortadelle molto grandi e, durante la merenda, che prevedeva un panino col formaggino mio, condivideva con loro un po’ di mortadella. Questa routine durò per tre anni.
Una volta la suora tornò indietro con il minestrone e vide che il piatto del compagno era già vuoto in poco tempo. Pensando che gli fosse piaciuto, gliene diede ancora e dovettero coinvolgere altri due compagni per riuscire a finirla.

Dopo il seminario frequentò l’istituto tecnico a Terni e ottenne la specializzazione in elettronica. Lavorò in una fabbrica di attrezzi agricoli dove si stava avviando anche una produzione di televisori. Tramite un amico che era stato pilota partecipò al concorso per l’Aeronautica militare e lo vinse.

Aveva appena diciotto anni quando conobbe Franca; essendo in attesa di essere chiamato per iniziare il corso dell’Aeronautica a Caserta, decise di passare un mese a Montevitozzo, a casa dei genitori, che nel frattempo avevano lasciato la tenuta del re ed erano tornati al paese. Al circolo di Montevitozzo si ballava e durante il Carnevale era festa ogni sera e fu lì che si incontrarono per la prima volta. Il padre di Sergio nel frattempo aveva preso in gestione un bar e Franca lo aiutava nel lavoro. Dovettero aspettare che Sergio avesse compiuto ventisette anni per sposarsi, come richiedeva a quel tempo il suo lavoro. Sergio era stato prima assegnato a Padova e poi a Bovolone, in provincia di Verona, e dopo il matrimonio si trasferirono con lui sia la moglie sia il padre, che nel frattempo era rimasto solo.

In Veneto si ambientarono poco alla volta, ma nei trentacinque anni che passarono lì in famiglia hanno sempre cucinato alla maniera toscana. Sergio ha sempre amato la pasta e un po’ meno la carne. Uno dei piatti veneti a cui si sono abituati e che Franca cucinava era il risotto. Hanno avuto tanti amici anche al di fuori dell’Aeronautica e hanno organizzato spesso cene; i loro amici veneti apprezzavano molto l’agnello, i formaggi e i salumi che riportavano in Veneto dalla Toscana.

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nel suo garage

Nel 1961 Sergio venne mandato negli Stati Uniti, a El Paso, in Texas, e nel deserto del Nuovo Messico, per un periodo di addestramento per l’utilizzo dei missili. Ricorda che i pasti americani erano sempre composti da minestra di verdure, carne lessata con granturco e insalata con lo yogurt; da bere acqua e latte, che era molto buono. La sera spesso mangiavano hot dog nei fast food.

Tornato a Montevitozzo, Sergio è stato per vent’anni presidente dell’associazione I Sarrabani. Il nome dell’associazione deriva dall’appellativo con cui gli abitanti di Montevitozzo venivano chiamati in modo dispregiativo dagli abitanti di Castell’Azzara, che li definivano “sarrabanacci” perché avevano gli asini. Con l’associazione ha organizzato cene, feste da ballo, gite in pullman e il presepe vivente. È con loro che ha creato la festa del prosecco che si svolge ogni anno a giugno.

Il prosecco glielo portò un amico dal Veneto durante una visita e gli è piaciuto così tanto che ha iniziato ad acquistarlo insieme ad alcuni amici. Ben presto gli ordini crebbero fino a raggiungere le dieci damigiane, e a quel punto sorse il problema di andarle a prendere. Hanno conosciuto dei ragazzi di una ditta di Abbadia che andavano su per lavoro e, con il camion della ditta edile, andavano a ritirarlo direttamente alla cantina Caneva da Nani (che significa "cantina di Giovanni"). Poi, col tempo, si aggiunsero altre persone che volevano comprare il prosecco. I ragazzi chiusero la ditta e iniziarono ad andare con dei furgoni a noleggio; ci andavano volentieri perché bevevano e mangiavano bene.

A un certo punto erano diventati così tanti a volere il prosecco che iniziarono a farselo spedire con un’autobotte. Arrivava a casa di Sergio e portava ottocento litri. Si riunivano tutti e facevano colazione insieme, poi un bel pranzo. Per tre anni sono andati avanti così, poi prima della pandemia, nel 2019, hanno deciso di iniziare a fare la festa del prosecco, ripresa dopo la pandemia nel 2021. Ora si fanno portare un wine box che viene imbottigliato a marzo e si beve nei mesi caldi, da maggio a luglio.

I dolci che Sergio associa di più alla sua infanzia sono la pizza di Pasqua e gli sfratti. Durante gli anni passati a Bovolone ha poi scoperto l'offella, un dolce lievitato tipico della zona, e un semifreddo al mascarpone conosciuto localmente come "stracchino".

Oggi, tornato da quasi trent’anni a Montevitozzo, Sergio trascorre le sue giornate circondato dagli affetti. Ogni giorno la moglie prepara il pranzo per tutta la famiglia e per i nipoti: che sia una pasta all’amatriciana, alla carbonara o semplicemente con pomodorini e mozzarella, per Sergio la pasta rimane il vero filo conduttore. Il punto fermo di una vita intensa, che lo ha portato dalla campagna umbra alle basi militari americane, fino a riportarlo proprio lì, nel paese dove tutto era iniziato.

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con una bottiglia di prosecco

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