Viviana di Nardo's Life in Sorano
Viviana Di Nardo è nata nel 1931 a Pratolungo, un piccolo borgo nel comune di Sorano, e cresciuta in campagna, tra Pitigliano e Sovana, a Pian dei Conati, dove ora si trova l'azienda agricola vinicola Sassotondo.
Viviana era la maggiore di cinque figli e fin da piccola aiutava la madre in cucina. A sei o sette anni iniziò a fare la sfoglia, e a dieci anni era già una brava massaia. Ogni settimana preparava il pane con l’aiuto della madre e ogni giorno il formaggio, dopo la scuola cucinava per tutta la famiglia.
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Viviana di Nardo, nata nel 1931, ha vissuto a Sovana per tutta la vita.
Tra i ricordi dell’infanzia, ricorda che la polenta era un piatto fisso, servito ogni mattina alle otto, sia d’estate che d’inverno, e che, durante i mesi più caldi, veniva consumata all’aperto, dopo che la famiglia usciva presto per lavorare nei campi. Viviana si è presa cura del fratello minore come una madre, essendo più grande di lui di 13 anni, lo ha praticamente cresciuto e il fratello ha sviluppato un legame speciale con lei, tanto da confonderla con la madre.
Durante la sua infanzia e ancora, fino agli anni '50 si praticava il baratto, nel suo tragitto per la scuola, a Pitigliano, Viviana incontrava vari negozi, portava ricotta, formaggio stagionato o uova in cambio di pasta e altri beni di consumo.
La famiglia lavorava come mezzadri per un signore di Roma e gestiva un centinaio di pecore, un vigneto e piccoli animali da cortile.
Negli anni della guerra ospitarono una famiglia ebrea e il loro podere fu base di transito per i fuggitivi antifascisti, pur nelle ristrettezze del periodo ebbero sempre di che rifocillare chi ne aveva bisogno e per un periodo ospitarono anche tre ufficiali americani.
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Ha sposato Osvaldo nel 1951, all’età di 20 anni.
Conobbe Osvaldo dopo la guerra, quando andava in paese a ballare, il giovedì o il sabato sera, insieme alle sorelle e un’amica d’infanzia, le ragazze erano sempre accompagnate da uno zio scapolo che viveva con loro, e a volte anche dalla madre. L'arrivo delle quattro giovani era un evento atteso da tutti.
Nel 1951, a 20 anni, si sposò con Osvaldo Merli, che era originario di Sovana e proveniva da una famiglia proprietaria di un’osteria, un negozio di alimentari e una tabaccheria, dove c'era anche l’unico punto telefonico pubblico della zona.
La sua avventura in quello che sarebbe diventato il famoso ristorante “dei Merli” di Sovana in seguito conosciuto come “Scilla” iniziò nel 1959, durante i lavori per la costruzione della strada a Sovana, Viviana cominciò a preparare pasti per gli operai. L’anno successivo, nel 1960, con la costruzione del ponte sul fiume Fiora, poco distante, arrivarono altri operai a mangiare al piccolo ristorante che Viviana e Osvaldo avevano allestito. Questo periodo segnò l'inizio dell’attività di ristorazione vera e propria della famiglia.
Viviana iniziò a cucinare per gli altri nello spazio che in seguito sarebbe diventato la reception dell'albergo di famiglia, che poteva ospitare al massimo 20 persone. Negli anni successivi, il ristorante divenne un punto di riferimento per rappresentanti, eventi del Rotary Club e matrimoni.
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Il ristorante che hanno fondato insieme è diventato un vivace centro di cibo e cultura a Sovana.
Durante gli anni '60, Sovana fu frequentata da ricercatori, scrittori e studiosi, attratti dagli scavi delle antiche tombe etrusche e il ristorante ospitò spesso questi visitatori. Alla fine degli anni '70, con l’arrivo del turismo di massa, la famiglia decise di trasferire il ristorante in un locale più grande, che aprì nel 1975 e poteva accogliere fino a 400 persone. Viviana si occupava della cucina, i figli la aiutavano in cucina e in sala e il marito gestiva il bar.
Dopo la morte di Osvaldo nel 1980, Viviana continuò a occuparsi della cucina per alcuni anni, poi nel 1986 assunsero un cuoco che portò avanti la tradizione culinaria della famiglia Merli. Il ristorante fu gestito dal figlio Antonio e rimase in attività fino al 2006, quando fu venduto.
Viviana ricorda con piacere la sua cucina casalinga, fatta di minestre, acquacotta, zuppe di ricotta, e paste di tutti i tipi, baccalà, carni in umido e arrosti. Uno dei piatti più famosi del suo ristorante era il piccione, cucinato in modo semplice con sale, pepe e salvia, senza rimuovere il fegatino, e cotto in un tegame con abbondante olio d’oliva per circa 20 minuti.
Uno dei piatti che Viviana cucinava sempre in casa e che portò nella cucina del suo ristorante era una zuppa che aveva sempre chiamato ‘acquacotta di romice e ricotta’, preparata con il romice, una pianta spontanea simile alla bieta, ricotta fresca e un po' di cannella e noce moscata, a cui in seguito decise di cambiare nome in "zuppa di ricotta", perché nel frattempo l’acquacotta, che originariamente veniva preparata con ingredienti diversi in base alla disponibilità e che era un piatto della cucina povera toscana, divenne molto conosciuto e le persone si aspettavano un piatto diverso quando ne sentivano parlare. Successivamente per la zuppa vennero utilizzati gli spinaci al posto del romice, perché erano di sapore più delicato e più facili da trovare.

Nel corso della sua vita a Sorano, Viviana ha cresciuto una famiglia, avviato un’attività e goduto la pensione—e ha sempre continuato a cucinare!
Ancora oggi, Viviana cucina con passione per la sua famiglia e i suoi nipoti, ma il suo cruccio è non riuscire più a impastare e stendere la sfoglia, perché non ha più molta forza nelle mani.
Osvaldo, il marito, teneva un registro degli ospiti, che includeva artisti, archeologi, scrittori e studiosi, lasciando spesso disegni e pensieri che oggi sono custoditi dal figlio. Questi libri raccontano una Sovana ricca di storia, vissuta in un periodo di grande speranza per il futuro.

I libri degli ospiti, pieni di dediche, disegni e riflessioni lasciate da chi ha avuto il piacere di mangiare al ristorante dei Merli. Un pezzo di storia che il figlio di Viviana custodisce con cura.